Ucraina, Putin paga l’invasione con il crollo della Borsa di Mosca. Aumenti per gas, petrolio e grano

Dopo aver sospeso le negoziazioni, la Borsa russa perde il 45,22 per cento: il calo peggiore della sua storia. In calo anche gli indici europei (circa il 3 per cento), mentre sono in rialzo le materie prime agricole e industriali

Con l’avvio del conflitto armato in Ucraina i prezzi delle principali materie prime agricole e industriali sono rapidamente cresciuti, aumentando le pressioni inflazionistiche globali. Sui mercati finanziari c’è grande agitazione, con i titoli azionari in caduta mentre gli acquisti si indirizzano sugli asset rifugio, sull’energia e sui metalli. All’apertura la Borsa di Mosca registra il calo peggiore della sua storia, in flessione anche il Rublo, che ha toccato il minimo dal 2016. 

Cosa succede in Borsa

La maggior parte degli indici azionari in Europa registra un calo intorno al 3 per cento: Piazza Affari cede il 2,7 per cento, Francoforte è la più penalizzata con il 3,3 per cento mentre Londra e Zurigo limitano il passivo mostrando un calo del 2,5 per cento. A Piazza Affari i principali titoli sono completamente in rosso (tranne Campari, che all’indomani dello scivolone sui conti rimbalza +2 per cento). Unicredit, tra gli istituti europei più esposti in Russia (insieme a Societe Generale e all’austriaca Raiffeisen) perde il 5,2 per cento.

Acquisti sugli asset rifugio: l’oro sale dell’1,7 per cento a 1942 dollari l’oncia, lo yen giapponese torna sotto 155 per un dollaro e a 129 per un euro, salgono i titoli di stato.

Gas, petrolio, grano: i prezzi delle materie prime 

La preoccupazione che il conflitto possa avere ripercussioni sulle esportazioni verso i mercati mondiali ha portato all’aumento improvviso dei prezzi. Quello del gas in Europa è oggi di 106 euro al megawattora (+20 per cento), il petrolio guadagna il 6 per cento circa con il Brent aprile che tratta 102,6 dollari al barile e il Wti a 97,37 dollari al barile nella scadenza aprile.

Ma la Russia non è solo un grande esportatore di energia. È anche un importante produttore di alcuni metalli industriali e preziosi e insieme all’Ucraina rifornisce inoltre diversi paesi europei e il Medio oriente di grano.

I prezzi dell’alluminio sono aumentati del 2,5 per cento al ​​London Metal Exchange a $ 3.376 a tonnellata. Il nichel, un metallo di nicchia che sta crescendo per importanza e prezzo per il suo utilizzo nelle batterie dei veicoli elettrici, è aumentato del 2,4 per cento a 25.085 dollari a tonnellata. Il palladio, utilizzato nei convertitori catalitici per pulire i gas di scarico, è aumentato del 4,4 per cento a 2.547 dollari l’oncia troy a New York.

I futures sul grano sono aumentati del 5,7 per cento a Chicago mentre i prezzi del mais sono aumentati del 5,1 per cento. Il settore metallurgico russo è stato in passato oggetto di sanzioni occidentali. Nel 2018 i prezzi dell’alluminio sono aumentati dopo che gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni al colosso produttore russo Rusal. La mossa ha scosso il mercato dell’alluminio, spingendo il London Metal Exchange a sospendere il metallo dell’azienda dai suoi magazzini fino alla revoca delle sanzioni nel 2019.

Un blocco dell’Ucraina, nel frattempo, potrebbe mettere a repentaglio le considerevoli esportazioni di grano e mais dai porti del Mar Nero. Nazioni del Medio Oriente come Turchia, Egitto e Libano fanno affidamento su Russia e Ucraina per una parte sostanziale del loro fabbisogno di grano. A livello globale, i prezzi dei cereali erano già superiori del 12 per cento a gennaio rispetto a un anno prima, secondo un indice delle Nazioni Unite.

Il crollo del rublo e della Borsa di Mosca 

Impressionante crollo per la Borsa di Mosca, con il Moex Russia Index denominato in rubli, che perde il 45,22  per cento a 1.689 punti, il calo peggiore della sua storia. Fa ancora peggio l’indice Rts, denominato in dollari, che arriva a perdere il 49,92 per cento a 614 punti. La Borsa di Mosca ha inizialmente sospeso le contrattazioni ma alla riapertura l’azionario è stato colpito da una pioggia di vendite. In forte flessione anche il rublo che perde quasi il 6,5 per cento contro il dollaro, dopo aver toccato i minimi dal 2016.

 

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