L’emoticon compie 40 anni. Come è nata l’idea giacché ha cambiato il modo di comunicare

L’emoticon fa 40 anni. Nato a Medina nell’Ohio il 21 marzo 1948, dottore di ricerca presso il Mit nel 1977, l’allora 34enne Scott Elliot Fahlman è ingegnere informatico di quella Carnegie Mellon University di cui è oggi docente emerito, quando il 19 settembre 1982 in un messaggio cronista a una bacheca elettronica di quell’ateneo ha l’idea di usare simboli grafici per distinguere post seri da messaggi più scherzosi, e più in generale per esprimere stati d’animo.

Ovviamente, si sforzò di utilizzare quel che allora poteva offrirgli una qualunque tastiera. Questo fu il suo messaggio originale:

19-Sep-82 11:44  Scott E  Fahlman  🙂
From: Scott E Fahlman
I propose that the following character sequence for joke markers:
 🙂
Read it sideways.  Actually, it is probably more economical to mark things that are NOT jokes, given current trends.  For this, use
 🙁

 

I due punti dunque rappresentavano gli occhi, il trattino il naso, e una parentesi chiusa o aperta, rispettivamente un sorriso o una bocca atteggiata a tristezza. Una innovazione, che in meno di due settimane prese piede nel mondo retorico. In seguito, con la diffusione di Internet e della comunicazione grafica tra dispositivi di telefonia mobile divenne un fenomeno di massa, arricchendosi col tempo di nuovi disegnini specifici fino alla creazione di un manoscritto di simboli standard, che imperano in particolare su Facebook e WhatsApp.

Già 20 anni dopo la cosa era divenuta abbastanza importante da giustificare quella ricerca in rete con cui nel 2002 un team di informatici esperti ritrovò il messaggio ritenuto perduto, e confermò il primato di Fahlman, che alcuni avevano messo in discussione.

In realtà, c’erano già stati alcuni tentativi in tal senso. Il più celebre dello scrittore russo Vladimir Nabokov, autore di Lolita, che nel 1955 ipotizzava di rispondere alle domande dei giornalisti con uno speciale carattere tipografico. Ma l’emoticon al suo fondo attinge in realtà all’origine stessa della testo, che dai caratteri cuneiformi agli ideogrammi cinesi o ai glifi maya nasce appunto come “emoticon” via via sempre più stilizzate. Nei geroglifici egiziani diventano poi un sistema simile al rebus, per poi attraverso Sinai, Fenicia e Grecia evolvere verso il modello dell’alfabeto, che però alla fine non è che una emoticon evoluta. Rovesciamo la A, ad esempio, e scopriamo la stilizzazione di un bue: significato di quella parola aleph in ebraico e fenicio, prescelta appunto per come iniziava. Insomma dall’Emoticon, e ritorno.

    

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