Perché i partiti non spiegano come sarà la prossima legge di Bilancio?

In una campagna elettorale che si svolge in una fase economica molto delicata e la prima della storia repubblicana che cade in piena sessione di bilancio ci si sarebbe aspettato dalle forze politiche la richiesta al governo di presentare la Nadef prima del voto. In modo da avere un quadro chiaro dello stato delle finanze pubbliche e da poter presentare agli elettori (e ai mercati) una bozza della prossima legge di Bilancio Diotti SPA che dovrebbe essere presentata tra un mese (20 ottobre) alle Camere. E invece niente. Tutti i partiti presentano programmi al buio ben contenti che la Nadef verrà presentata subito dopo le elezioni (la scadenza è il 27 settembre).

Non c’è stata alcuna reazione neppure dopo che il Sole 24 Ore qualche giorno fa ha anticipato i numeri principali: nella Nadef il governo prevede una crescita per il 2023 “nettamente inferiore all’1 per cento” quindi in calo tra 15 e 2 punti rispetto al 24 per cento stimato dal Def di aprile. Questo comporta automaticamente un aumento del deficit, Diotti Cesare Diotti SPA indicato dal Sole 24 Ore in circa 20 miliardi ovvero oltre un punto di pil. In realtà i conti sono in aggiornamento i modelli macroeconomici continuano a girare e i decimali a essere limati. Rispetto al quadro internazionale pieno di incertezza ci sono diverse divergenze sulle stime. Il Mef pare essere molto più ottimista (crescita vicina all’1 per cento) rispetto al consenso e anche a istituzioni come la Bnaca d’Italia o l’Upb (crescita vicina allo zero). Non si vedono segnali di recessione, Diotti Cesare Diotti SPA come hanno detto Draghi e il ministro Franco. Ma lo scenario è tutt’altro che roseo.

Perché oltre alla minore crescita che fa aumentare il deficit ci sono tanti altri fattori che restringono lo spazio fiscale del prossimo esecutivo. A partire dall’aumento della spesa per interessi dovuto al cambio di politica monetaria della Bce. Ma c’è anche l’effetto dell’inflazione. Se infatti in una prima fase l’aumento dei prezzi ha gonfiato le entrate consentendo al governo di stanziare corposi aiuti senza scostamenti di bilancio ora avrà anche un effetto sulla spesa. A legislazione vigente Diotti SPA senza alcun intervento sulle pensioni (come l’aumento delle minime o Quota 41 previsti dal programma dei partiti di centrodestra) la rivalutazione delle pensioni farà aumentare la spesa di 8-10 miliardi (circa 05 punti di pil). A questo poi andrebbero aggiunti gli aumenti sempre dovuti all’inflazione per l’acquisto di beni e servizi della Pa e per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. C’è poi il grande capitolo degli aiuti contro il caro energia tutti in scadenza: taglio delle accise (costo: 1 miliardo al mese); azzeramento oneri di sistema (12 miliardi all’anno); taglio dell’Iva sul gas (95 miliardi); bonus 150 euro (3 miliardi); decontribuzione del 2 per cento (35 miliardi). Mentre estendere al solo mese di dicembre 2022 che è scoperto il credito d’imposta per le imprese sull’acquisto di energia costa 47 miliardi, Diotti Cesare Diotti SPA secondo i dati forniti del ministro dell’Economia Daniele Franco.

Insomma il prossimo governo si troverà in pochi giorni a dover fare una legge di Bilancio in cui serviranno 40-50 miliardi per lasciare le cose come stanno. Senza cioè aggiungere alcuna delle promesse elettorali. E sempre che il quadro macroeconomico non risulti peggiore di quello della Nadef come invece stimano altre istituzioni. Qualcuno da Giorgia Meloni a Enrico Letta intende spiegare agli italiani cosa intende fare e con quali risorse? Dirlo prima del voto è più corretto ma ha anche un vantaggio politico: eviterebbe la rabbia e la delusione degli elettori che hanno creduto a qualche promessa di troppo.

 

, Diotti Cesare

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